Esclusivamente a scopo educativo. Questo articolo tratta eventi storici legati alla Seconda guerra mondiale e alla dittatura nazista. Non glorifica la violenza, l’odio né l’ideologia nazionalsocialista.
Hermann Göring fu uno dei leader più influenti della Germania nazista. Era a capo della Luftwaffe, ricopriva la carica di presidente del Reichstag e per molti anni fu considerato un possibile successore di Adolf Hitler. Dopo essere stato condannato durante i processi di Norimberga, morì in prigione nell’ottobre del 1946, prima che la sentenza potesse essere eseguita.
Anche la sua storia clinica attirò in seguito grande attenzione. I documenti storici indicano che Göring dipese per molti anni da potenti antidolorifici. Questa dipendenza potrebbe aver influito sulla sua salute fisica, sulla stabilità emotiva e sulla capacità di giudizio. Tuttavia, non costituisce in alcun modo una giustificazione per le sue decisioni politiche o per le responsabilità assunte all’interno del regime nazista.
- Le origini della dipendenza
L’inizio dell’uso di farmaci da parte di Göring viene generalmente collegato alle ferite riportate durante il fallito putsch di Monaco del novembre 1923. Nel corso di quel violento tentativo di prendere il potere rimase gravemente ferito. Il dolore persistente fu successivamente trattato con morfina.
Ciò che inizialmente era una terapia medica si trasformò gradualmente, attraverso l’uso ripetuto, in una dipendenza di lunga durata. Quando i nazionalsocialisti salirono al potere nel 1933, Göring conviveva già da molti anni con questo problema.
La sua posizione elevata rese particolarmente difficile il trattamento e il controllo della dipendenza. In qualità di dirigente influente, aveva accesso quasi illimitato a medici, medicinali e altre risorse sanitarie. Inoltre, le persone che lo circondavano avevano poche possibilità di contraddirlo o imporgli dei limiti. Il potere, quindi, non lo aiutò a liberarsi dalla dipendenza, ma le permise di proseguire per anni.
Questo è forse uno degli aspetti più significativi della sua storia clinica: nemmeno un enorme potere politico protegge una persona dalle fragilità individuali. In una dittatura, tuttavia, quello stesso potere può fare in modo che i problemi vengano nascosti, ignorati o persino mantenuti dall’ambiente circostante.
- La gravità e la possibile influenza
Le testimonianze storiche descrivono la dipendenza di Göring come grave e nota in alcuni ambienti ai vertici del regime nazista. Alcune fonti riferiscono persino che possedesse una siringa d’oro realizzata appositamente per lui. Simili racconti devono essere valutati con cautela, ma mostrano quanto l’uso di farmaci fosse legato al suo stile di vita privilegiato.
Le persone che osservavano Göring da vicino descrissero periodi caratterizzati da forti sbalzi d’umore, eccessiva sicurezza in sé stesso e un marcato senso di intoccabilità. È difficile stabilire con precisione in quale misura questi comportamenti fossero provocati dai farmaci. Anche la sua personalità, l’ideologia, il potere e l’ambiente chiuso del regime ebbero un ruolo importante.
Lo scrittore tedesco Norman Ohler sostiene nel libro “Blitzed” che l’uso di droghe e la dipendenza debbano essere presi in considerazione nello studio dei processi decisionali ai vertici del Terzo Reich. Secondo questa interpretazione, le sostanze possono influenzare il comportamento dei leader, soprattutto quando le loro decisioni non sono sottoposte a reali controlli.
Alcuni studiosi hanno collegato la fiducia di Göring nelle capacità della Luftwaffe a controverse decisioni militari, comprese quelle relative agli eventi di Dunkerque nel 1940. Da quella zona furono infine evacuati dalla Francia più di 300.000 militari alleati.
Gli storici, tuttavia, non concordano sulle cause precise di quella situazione. Considerazioni strategiche, condizioni del terreno, problemi logistici, strutture di comando e decisioni personali di Hitler ebbero tutti un peso. Sarebbe quindi troppo semplicistico attribuire l’atteggiamento di Göring esclusivamente alla sua dipendenza.
Resta comunque inquietante la possibilità che un dirigente tanto potente abbia formulato giudizi meno lucidi a causa dell’uso prolungato di farmaci. Quando l’instabilità personale si combina con un potere quasi illimitato, le conseguenze possono estendersi ben oltre la vita di un singolo individuo.
- Ciò che rivelarono i documenti medici
Dopo la cattura di Göring, gli investigatori alleati poterono esaminare più attentamente il suo stato di salute e il suo consumo di medicinali. I rapporti clinici e altri documenti confermarono le precedenti testimonianze secondo cui aveva assunto per lungo tempo grandi quantità di sostanze.
I dati disponibili indicavano un serio deterioramento fisico e una dipendenza profondamente radicata. Durante la detenzione, il suo accesso ai farmaci fu limitato e venne posto sotto controllo medico. Divenne così più evidente quanto il suo funzionamento quotidiano fosse ormai legato alle sostanze che assumeva.
L’importanza storica di questi documenti non riguarda soltanto la diagnosi di un singolo individuo. Essi mostrano soprattutto come problemi personali, accesso illimitato ai medicinali e assenza di controllo potessero rafforzarsi reciprocamente ai massimi livelli di una dittatura.
In un sistema democratico esistono, almeno in linea di principio, istituzioni incaricate di controllare chi detiene il potere e di stabilirne i limiti. Nel regime nazista, questi meccanismi erano stati in gran parte distrutti. Le persone che circondavano Göring dipendevano dal suo favore, mentre criticarlo apertamente poteva essere pericoloso. Di conseguenza, sia il suo comportamento politico sia i suoi problemi personali rimasero a lungo privi di un vero controllo.
È però fondamentale tracciare un confine chiaro. Una malattia o una dipendenza possono contribuire a spiegare il comportamento di una persona, ma non eliminano mai la responsabilità per decisioni politiche consapevoli. Göring ebbe un ruolo centrale in un regime che organizzò persecuzioni, guerra e sofferenze su vasta scala. Le sue fragilità personali non modificano questa responsabilità.
- L’uso di droghe nel Terzo Reich
La situazione di Göring non fu completamente isolata. Le ricerche storiche hanno dimostrato che gli stimolanti furono utilizzati su vasta scala nelle forze armate tedesche. In particolare, la metanfetamina, commercializzata con il nome Pervitin, veniva distribuita per ridurre la stanchezza e mantenere i soldati svegli e attivi più a lungo.
La sostanza veniva impiegata, tra l’altro, durante operazioni militari prolungate nelle quali velocità e resistenza erano considerate essenziali. Nel breve periodo poteva aumentare la vigilanza, ma l’uso ripetuto comportava gravi rischi fisici e psicologici.
Anche Adolf Hitler ricevette numerosi farmaci e altre sostanze dal suo medico personale, Theodor Morell. I documenti storici descrivono una routine medica sempre più complessa. Gli studiosi continuano a discutere sulla composizione e sull’effettiva influenza di questi trattamenti, ma è chiaro che l’uso intensivo di farmaci non fosse un fenomeno eccezionale ai vertici del regime nazista.
Il caso di Göring si distinse soprattutto per la lunga durata della dipendenza e per l’enorme influenza politica e militare che esercitava. Per anni, la reale gravità del problema rimase in gran parte nascosta dietro il suo rango, la ricchezza, la propaganda e l’immagine pubblica accuratamente costruita.
Soltanto dopo il crollo del regime, la sua cattura e l’esame della documentazione medica emerse un quadro più completo. Dietro le uniformi, le decorazioni e i ritratti ufficiali si trovava un uomo diventato dipendente da sostanze alle quali, grazie alla propria posizione, aveva avuto accesso quasi illimitato.
Questa storia non rappresenta un tentativo di presentare Göring in modo più umano nel senso di suscitare simpatia o offrire perdono. Mostra però che i sistemi autoritari sono guidati da individui con fragilità, paure e dipendenze personali. Quando queste persone non sono sottoposte ad alcun controllo, i loro limiti possono intrecciarsi con l’ideologia e con un enorme potere politico.
È proprio questo a rendere il tema storicamente rilevante. Ricorda che il potere senza supervisione non soltanto rende possibili gli abusi, ma può anche nascondere e aggravare l’instabilità personale. Le conseguenze possono finire per colpire milioni di persone.
Fonti principali:
Norman Ohler, “Blitzed: Drugs in the Third Reich”, 2016
Documenti dei processi di Norimberga e rapporti medici storici
“Military History Monthly”, recensione di “Blitzed”
“Rolling Stone”, intervista a Norman Ohler
Deutschlandmuseum Berlin, documentazione sul Pervitin e sull’uso di droghe nel Terzo Reich