La risposta del Belgio al collaborazionismo nazista: la morte di Oswald Englebin e un capitolo complesso della storia della guerra _itww006

Esclusivamente a scopo educativo. Questo articolo documenta eventi collegati alla Seconda guerra mondiale e condanna chiaramente il nazismo, i crimini di guerra, le persecuzioni politiche e tutte le ideologie totalitarie. Non intende glorificare la violenza, l’odio o la vendetta. Belgio, collaborazionismo e giustizia: le rappresaglie di Courcelles Nell’agosto del 1944, mentre l’occupazione tedesca del Belgio si avvicinava alla sua fase conclusiva, la morte di un funzionario politico locale provocò una serie di eventi che misero in evidenza la paura e le divisioni presenti nella vita quotidiana. Questo racconto esamina la figura di Oswald Englebin, membro del movimento rexista e sindaco della Grande Charleroi, insieme al più ampio contesto della collaborazione, della resistenza, delle rappresaglie e della giustizia del dopoguerra. Englebin acquisì influenza all’interno di un’amministrazione che collaborava con le autorità tedesche. La sua posizione lo collocò al centro della politica regionale, mentre le misure di occupazione, le attività della resistenza, gli arresti, la propaganda e la sfiducia sottoponevano la società belga a forti pressioni. È difficile ignorare il costo umano di quel periodo. Le decisioni prese durante l’occupazione influenzarono famiglie, quartieri e istituzioni pubbliche. Courcelles dimostra come un singolo episodio potesse provocare conseguenze molto più ampie quando la paura prendeva il posto del normale ordine civile. 1. L’ascesa del rexismo Oswald Englebin Il Partito Rexista, comunemente conosciuto come Rex, fu un movimento cattolico di estrema destra, autoritario e corporativista, attivo dal 1935 al 1945. Fondato dal giornalista Léon Degrelle, promuoveva l’unità del Belgio, il monarchismo e un’autorità fortemente centralizzata. Inizialmente influenzato dal fascismo italiano e dal falangismo spagnolo, si avvicinò in seguito al nazismo tedesco. Rex ottenne il suo miglior risultato elettorale nel 1936, conquistando 21 dei 202 seggi della Camera dei rappresentanti con l’11,4% dei voti. Non divenne mai un movimento di massa e il suo sostegno diminuì entro il 1938. Durante l’occupazione, tuttavia, divenne la principale organizzazione collaborazionista del Belgio francofono. Un partito che in precedenza aveva cercato il consenso attraverso le elezioni finì per legare sempre più il proprio futuro a una potenza occupante. Questa scelta indebolì le istituzioni democratiche e approfondì divisioni che continuarono anche dopo la liberazione. 2. La morte di Oswald Englebin Léon Degrelle Englebin aveva sostituito Prosper Teughels, un altro sindaco rexista ucciso in precedenza durante la guerra. Nel corso del 1944 aumentarono gli attacchi contro i membri di Rex. Alcune abitazioni furono danneggiate, circolarono minacce e i gruppi della resistenza distribuirono elenchi con i nomi di presunti collaborazionisti. Il 17 agosto 1944, Englebin, sua moglie e suo figlio furono uccisi al Bois du Rognac, vicino al confine tra Courcelles e Monceau-sur-Sambre. L’attacco fu attribuito a membri della resistenza, ma i cinque presunti responsabili non furono mai identificati in modo definitivo. L’episodio avvenne soltanto poche settimane prima della liberazione del Belgio. Questo contesto aiuta a comprendere l’intensità del momento, ma non può giustificare ogni azione commessa. Il coinvolgimento dei familiari mostra quanto rapidamente un conflitto politico possa confondere la distinzione tra responsabilità personale e punizione collettiva. 3. Le rappresaglie di Courcelles La notizia della morte di Englebin provocò una reazione immediata da parte della dirigenza rexista. I responsabili della sede di Bruxelles e i membri attivi nella zona di Charleroi decisero di organizzare una rappresaglia. Victor Matthys, allora dirigente ad interim di Rex, Louis Collard e altri esponenti mobilitarono le unità di sicurezza del movimento. Dalla sera del 17 agosto alla mattina del 18 agosto, miliziani rexisti armati condussero operazioni nella zona. Alcuni civili furono uccisi, diverse proprietà vennero attaccate e gli uffici della polizia giudiziaria furono incendiati. Le persone potevano essere arrestate in base alla loro professione, alla posizione pubblica o a presunte simpatie politiche, anziché per un coinvolgimento dimostrato nella morte di Englebin. Quella notte furono arrestate 21 personalità locali. Tra loro vi erano agenti di polizia, medici, architetti, avvocati e il canonico Pierre Harmignie, decano di Charleroi. All’alba, 19 degli ostaggi furono uccisi. Nel complesso delle rappresaglie persero la vita decine di persone. Courcelles viene ricordata non soltanto per il numero delle vittime, ma anche per la logica di vendetta che guidò l’operazione. Persone la cui responsabilità nella morte di Englebin non era stata dimostrata furono costrette a pagarne le conseguenze. L’episodio mostra dolorosamente come una rappresaglia possa diventare indiscriminata quando scompaiono le prove e i limiti imposti dalla legge. 4. La liberazione e i processi del dopoguerra Dopo la liberazione del Belgio nel settembre 1944, il Partito Rexista fu vietato. Il paese, tuttavia, doveva ancora affrontare le conseguenze della collaborazione, il dolore delle famiglie e le richieste di giustizia. Nel 1947, un tribunale belga condannò a morte Robert Jan Verbelen, capo di una forza di sicurezza belga collegata alle SS, per il suo coinvolgimento nella morte di 101 membri della resistenza. I tribunali perseguirono anche i rexisti coinvolti nelle rappresaglie di Courcelles. Su circa 150 partecipanti, 97 furono identificati, 80 arrestati e 27 giustiziati mediante fucilazione il 10 novembre 1947. Per molte famiglie, i processi rappresentarono un riconoscimento ufficiale della sofferenza subita e delle responsabilità individuali. Allo stesso tempo, la giustizia del dopoguerra sollevò difficili interrogativi sul rispetto delle procedure, sulla proporzionalità delle pene e sul confine tra responsabilità legale e nuova vendetta. 5. L’eredità del collaborazionismo Léon Degrelle fuggì nella Spagna franchista, fu condannato a morte in contumacia e rimase in esilio fino alla sua morte nel 1994. Il movimento rexista fu formalmente sciolto il 30 marzo 1945 durante un incontro in Germania al quale parteciparono Degrelle, Matthys e Collard. L’organizzazione scomparve, ma le ferite sociali e umane provocate dalle sue decisioni rimasero. Oggi Courcelles rappresenta un capitolo doloroso della memoria nazionale belga. Dimostra come la cooperazione con un’occupazione totalitaria possa indebolire le istituzioni, dividere i vicini e lasciare alle generazioni successive domande difficili. Ricordare questi eventi non dovrebbe incoraggiare l’odio o la colpa collettiva. La loro lezione duratura consiste nella necessità di difendere la democrazia, rifiutare le punizioni collettive e garantire che la giustizia continui a essere guidata dalle prove, dall’umanità e dallo Stato di diritto. Fonti e ulteriori letture: Belgium WWII — Assassination of the Mayor of Charleroi Belgium WWII — Courcelles Massacre Europe Remembers — Courcelles Massacre Studi storici sul Partito Rexista e sul collaborazionismo in Belgio Documenti giudiziari del dopoguerra relativi ai collaborazionisti rexisti

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